“Gestire” nel modo migliore possibile i rifiuti è un problema antico almeno quanto è antico il concetto di società e convivenza. Da sempre infatti le comunità hanno avvertito il bisogno di limitare i problemi legati alla produzione di rifiuti e trovare il modo migliore per disfarsi di ciò che non serviva più o non era più utilizzabile.
I modi e le “strategie” usate sono state naturalmente differenti nel corso dei secoli ed hanno risentito delle credenze, delle conoscenze e non da ultimo della sensibilità dei vari periodi storici.
Come non ricordare ad esempio che nell’antichità i contadini già conoscevano in forma rudimentale il principio del compostaggio? E come non sottolineare che un tempo il fuoco era inteso come un agente purificatore ed igenizzante. Ebbene sono questi solo alcuni esempi di come seppur radicalmente mutato l’uomo si è sempre posto il problema del rifiuto e del suo miglior trattamento.
La povertà di un tempo costringeva ad esempio i contadini a racimolare ogni organico possibile per cibare il bestiame, il freddo induceva a utilizzare i rimasugli del legno o gli stracci come elementi da ardere nel camino per scaldarsi. Un altro esempio può essere il racconto di come i rifiuti venivano bruciati nella ferma convinzione (oggi oramai del tutto superata) che il fuoco nell’ardere purificava eliminando i pericoli di contaminazioni ed epidemie per la popolazione.
Il progresso della coscienza civica, il concetto di salvaguardia dell’ambiente hanno solo nell’era moderna posto il problema reale della migliore forma possibile di gestione dei rifiuti.
Oggi ad esempio è radicalmente cambiato l’approccio al sistema di incenerimento del rifiuto, e alcuni eventi tragici (si ricordi l’incidente di Seveso nel 1976) hanno portato alla profonda e sostanziale modifica del trattamento dei rifiuti per combustione.
I governi, nel tempo hanno capito che il problema della gestione dei rifiuti necessitava di un approccio comune, pur non dando spesso nei fatti continuità alle idee. Gli aspetti economici, la presenza di forti lobbies industriali hanno fortemente influenzato gli approcci, ed in tal senso i paesi più fortemente industrializzati hanno sempre mostrato una certa difficoltà ad applicare alla lettere le disposizioni normative, anche perché– ed è questo un nodo importante della questione – a livello di relazioni internazionali gli accordi sottoscritti dagli stati necessitano per la loro applicazione di una consequenzialità che ancora oggi non è obbligatoria ma su base volontaria.
Al momento attuale, il sistema più avanzato di trattamento integrato dei rifiuti è quello adottato dall’Unione Europea e recepito in Italia attraverso quello che rimane alle cronache come decreto Ronchi.
I principi cardine sui quali si basa la moderna gestione dei rifiuti parte da alcuni assunti:
• Riduzione alla fonte della produzione;
• Efficiente raccolta dei rifiuti e contenimento dei costi;
• Massimizzazione del recupero dei materiali;
• Progressiva riduzione dei voluti di rifiuti destinati in discarica:
• Attenzione ai problemi ambientali globali quale i cambiamenti climatici e il contenimento dei gas serra;
• Riutilizzo a fini di produzione energetica dei rifiuti;
• Contenimento delle emissioni e sostenibilità ambientale delle discariche.
Partendo dalla volontà di raggiungere tali obiettivi, il concetto di gestione integrata si è sviluppata nel tempo poggiando su quatto pilastri definiti imprescindibili:
• Minimizzazione della produzione dei rifiuti;
• Recupero dei materiali;
• Recupero di energia;
• Deposito sicuro e sostenibile sul terreno (corretto trattamento in discarica).
Vediamo in dettaglio asse per asse come si dipana la questione.
Minimizzazione della produzione dei rifiuti
Minimizzare significa ridurre ai minimi termini la produzione dei rifiuti, intervenendo concretamente negli usi e nei costumi della società civile. Come?
Innanzitutto promuovendo una maggiore pratica del vuoto a rendere, maggiore controllo degli imballaggi, promozione dei sistemi di eco-produzione industriale per la riduzione dei volumi dei rifiuti.
Fin qui come si può constatare ci sono le misure a carico del mondo della produzione (industriale - agricola) che incidono ben poco nelle abitudini dei cittadini; al contrario altre misure investono la responsabilità dei singoli: vale a dire un’applicazione reale della differenziata, attraverso la cernita e il corretto conferimento dei diversi scarti della vita domestica.
Recupero dei materiali
Cresciuta soprattutto in questi ultimi anni, questa tecnica sembra produrre risultati incoraggianti tanto da essere diventato oramai un punto intoccabile di tutti i piani di gestione dei rifiuti licenziati su base provinciale.
Questa tipologia di intervento prevede oltre all’implementazione della raccolta differenziata, anche una attività (necessaria) di selezione del materiale recuperato, perchè l’elemento cardine di questa tecnica è garantire la qualità dei materiali recuperati e recuperabili. Un’elevata qualità dei materiali recuperati garantisce la possibilità di operare nel senso di riconvertire utilmente ad esempio il vetro, la plastica i tessuti.
Recupero di energia.
Non è un mistero che le fonti energetiche in futuro saranno il principale problema dei governi, soprattutto di quelli che sono a capo di nazioni fortemente industrializzate. Quelle non rinnovabili sono sempre più costose e in futuro è plausibile ritenere credibile che scarseggeranno. Una su tutte è il petrolio fonte energetica destinata ad esaurimento.
È quindi necessario praticare altre vie, tenendo presente le sempre più incombenti necessità che derivano dall’abbattimento degli inquinanti che stanno agendo in modo pressante e negativo sul clima globale e sull’ecosistema.
È importante però che nel processo di produzione energetica, sia selezionato con grande cura il materiale combustibile dalle scorie (di qualsiasi tipo) che possono liberare nell’aria agenti tossici.
I processi per la produzione di energia da rifiuti sono diversi, alcuni ritenuti pericolosi per l’ambiente altri invece ritenuti non dannosi. È comunque questa una discussione controversa che vede alcuni paesi (su tutti il Giappone) favorevoli e altri meno per la convinzione che ci potrebbero in futuro essere ricadute sulla salute pubblica.
Un punto estremamente a favore di questa tecnica è quello di diminuire in modo tangibile e forte il volume dei rifiuti che scendono al di sotto del 10% del totale. Visto e considerata tale efficacia in Gran Bretagna si studia da qualche anno un metodo di combustione innovativo per rendere effettivamente sicura e praticabile questa tecnica.
I risultati non sono ancora conosciuti poiché la sperimentazione è appena arrivata alla sua fase conclusiva, c’è quindi molta attesa per capire se effettivamente in futuro la tecnica della combustione potrà finalmente essere applicata su scala reale e non solo in piccole realtà.
Deposito sicuro e sostenibile sul terreno.
Rimane lo stadio finale, l’ultima via praticabile, quella alla quale arrivare solo ed unicamente se gli scarti non posso essere utilizzati per nessun tipo di riconversione.
Ogni discarica deve essere assolutamente rispettosa dei dettami della legge, nazionale e comunitaria.
A titolo puramente indicativo si citano le norme alla base di una corretta gestione delle discariche: la direttiva europea in materia di smaltimento dei rifiuti del 1999, e il decreto legislativo n.36\2003 che è servito a recepire la stessa nel nostro paese.
Le norme in questione hanno messo a sistema le fasi necessarie a una corretta gestione delle discariche per le quali si riporta nelle sezioni ad esse dedicate all’interno del presente portale.
Elementi che ricordiamo in tale sede necessari in una discarica moderna e sicura sono: impermeabilità delle pareti, isolamento dei detriti, impatto ambientale assorbito in un arco di non più di 20-30 anni (quindi massimo in una generazione).
Conclusioni.
La problematica sulla gestione integrata dei rifiuti è cogente e soprattutto di strettissima attualità sia per le amministrazioni locali che centrali. Le modalità di trattamento sono in profonda evoluzione per effetto di una maggiore e soprattutto più diffusa sensibilità ambientale a livello globale.
Sarebbe però poco onesto non ammettere che numerosi problemi esistono ancora e che la maggior parte di questi sono legati alla “volubilità” agli interessi e alle esigenze degli stati anche perché il diritto ambientale soprattutto quando parla di trattati internazionali e di accordi tra più stati non è mai coattivo (cioè non obbliga a fare o non fare un qualcosa, ma da solo una strada un principio da seguire che in alcuni casi viene poi effettivamente seguito in altri infranto non appena esso pone un limite reale agli interessi economici e produttori di vario genere).
Rimane però altrettanto vero che senza porre un freno reale alla produzione indiscriminata di rifiuti il quadro globale potrebbe realmente precipitare portando a situazioni già note in Italia come quelle della Campania e in particolare di Napoli.
È necessario quindi uno sforzo deciso e serio, verso una riduzione considerevole dei volumi e un trattamento che sia realmente moderno ed efficace.
Lo sviluppo del pianeta non può prescindere da un buon stato di salute dello stesso e soprattutto non si può lasciare alle generazioni future il peso di un mondo più sporco e malato.
A cura di Dr. Enrico D'Ettoris
Assessorato all'Ambiente
Provincia di Crotone
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