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Adottare una politica di Green Public Procurement o GPP, Acquisti Pubblici Verdi, significa integrare considerazioni di carattere ambientale nei processi d’acquisto delle pubbliche amministrazioni.
Più in particolare, utilizzando la definizione della Commissione Europea:
“GPP è l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”.
Si tratta di uno strumento di politica ambientale volontario che intende favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. Mettere in pratica il Green Public Procurement vuol dire quindi: rivedere le procedure per l’acquisto dei beni e servizi e per la realizzazione delle opere non limitandosi a tenere conto del solo loro costo monetario ma anche degli impatti ambientali che questi possono generare nel corso del ciclo di vita.
GPP significa orientare la domanda pubblica verso prodotti, servizi ed opere pubbliche che:
- riducono l’uso delle risorse naturali;
- riducono il consumo energetico ed utilizzano le fonti energetiche rinnovabili;
- riducono la produzione di rifiuti;
- riducono le emissioni inquinanti;
- riducono i pericoli e i rischi;
- ottimizzano il “servizio” offerto.
La revisione ecologica delle procedure d’acquisto richiede la realizzazione di una serie di attività propedeutiche alla redazione di un bando di gara: il GPP va quindi inteso come un processo costituito da diverse fasi, che vanno oltre il momento dell’acquisto di un bene o servizio.
Secondo le indicazioni del Manuale acquistare Verde della Commissione Europea, un ente pubblico che volesse attuare il GPP dovrebbe:
1. identificare i prodotti, i servizi o i lavori più adeguati ad essere resi “verdi” - sulla base dell’impatto ambientale e di altri fattori, come la presenza di informazioni ambientali, le disponibilità di mercato, le migliori tecnologie disponibili, i costi e la visibilità;
2. identificare le proprie esigenze ed esprimerle in modo appropriato, introducendo considerazioni ambientali fin dall’inizio, quando si stabilisce l’“oggetto”, cioè il contenuto dell’acquisto e redigendo delle specifiche tecniche chiare e precise, che rispettino adeguati parametri ambientali;
3. stabilire i criteri di selezione dei candidati tenendo conto delle direttive sugli appalti pubblici verdi, informando e coinvolgendo i potenziali fornitori, prestatori di servizi o appaltatori della possibilità di utilizzare dichiarazioni e sistemi di gestione ambientale per dimostrare la conformità ai criteri in questione;
4. stabilire i criteri di aggiudicazione per determinare l’offerta che presenta il miglior rapporto qualità - prezzo o l’offerta “economicamente più vantaggiosa”. Poiché quest’ultimo è sempre costituito da vari sotto-criteri, questi possono anche essere di natura ambientale. Cosicché, anche se l’amministrazione aggiudicatrice non ha previsto specifiche tecniche ambientali nel bando di gara, può comunque raggiungere un risultato analogo nella fase di aggiudicazione attribuendo una certa ponderazione alla qualità ambientale delle offerte;
5. utilizzare le clausole di esecuzione dell’appalto per porre ulteriori pertinenti condizioni ambientali in aggiunta all’appalto verde. Tutto questo implica la definizione di una vera e propria Strategia degli acquisti che sia in grado di:
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prevedere un’adeguata formazione per il personale addetto agli acquisti;
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assicurare l’accesso alle informazioni ambientali;
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determinare la priorità nella scelta dei contratti più adatti a sostenere una politica “verde”.
Si può quindi affermare che il GPP è un'azione sistematica di introduzione dei criteri ecologici nelle forniture pubbliche, che, attraverso l’integrazione delle considerazioni ambientali nella domanda pubblica, persegue l’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali associati al ciclo di vita dei prodotti e di orientare il mercato in senso ecologico, così come previsto dalla Politica Integrata di Prodotto (IPP).
Il Green Public Procurement prevede l’utilizzo del potere d’acquisto della Pubblica Amministrazione come strumento per il raggiungimento di specifici obiettivi di miglioramento ambientale di un ente pubblico. La redazione di un bando verde potrebbe invece rappresentare un episodio isolato nell’ambito degli acquisti di un ente pubblico, frutto della sensibilità del solo responsabile degli acquisti.
In pratica, l’attuazione del GPP porta alla redazione di bandi verdi, ma non necessariamente la redazione di un bando verde corrisponde all’attuazione di una politica di GPP.
Si può affermare che un soggetto pubblico abbia adottato il Green Public Procurement se:
1. si è dotato di una politica degli acquisti verdi, impegnandosi ad attuarla mediante un atto formale;
2. ha intrapreso le necessarie attività di informazione/formazione all’interno dell’ente;
3. ha definito gli obiettivi di miglioramento ambientale, la quota percentuale di beni e servizi da eco-riconvertire, i beni e servizi sui quali intervenire con l’introduzione dei criteri ecologici (potrebbe trasformarsi in un Piano d’Azione);
4. abbia iniziato ad inserire i criteri ecologici nelle forniture pubbliche. Una volta soddisfatte queste condizioni fondamentali, l’adozione del GPP da parte dell’Amministrazione andrebbe monitorata nel corso del tempo per valutarne i progressi e verificarne il miglioramento continuo sia in termini di obiettivi che di risultati.I benefici del Green Public Procurement sono di tre tipi: diretti, indiretti e addizionali.
Benefici diretti sono quelli derivanti dalla riduzione degli impatti ambientali associati alle attività (acquisto di beni e servizi, realizzazione delle opere) degli enti pubblici.Sono legati all’entità degli acquisti degli enti pubblici: la domanda pubblica rappresenta in media il 14% del PIL nei Paesi dell’Unione Europea con picchi pari al 25% nell’area scandinava e con una quota pari al 17% in Italia. La riconversione ambientale delle sole forniture pubbliche legate agli enti locali e regionali riguarderebbe, al 2005, circa 50 miliardi di euro.
Benefici indiretti sono quelli derivanti dal “potere di orientamento del mercato” di cui dispone la pubblica amministrazione attraverso l’inserimento di criteri ecologici nei bandi.Infatti la Pubblica Amministrazione, attraverso tali criteri ecologici, indica al mercato quali prestazioni richiede ad un bene/servizio per premiarlo con l’assegnazione di un bando. Se tali prestazioni includono anche dei parametri ambientali il mercato – sia sul versante della domanda privata (i cittadini) che su quello dell’offerta (le imprese) ne terrà conto. Inoltre l’ente locale, con il GPP, fornisce il “buon esempio” ad imprese e cittadini, spingendo verso quel cambiamento dei modi di produzione e consumo che è condizione necessaria e imprescindibile per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Benefici addizionali sono quelli derivanti dall’estensione della responsabilità ambientale anche ad altri fattori, quali ad esempio quelli collegati alla qualità sociale (diritti sindacali, discriminazioni di genere, razziali, sessuali ecc.) dei beni e servizi acquistati.
Quando si parla di GPP si fa sempre riferimento alla necessità di ridurre gli impatti sull’ambiente lungo il ciclo di vita dei prodotti, ma cosa si intende per “valutazione del ciclo di vita”?
La valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment LCA) è un approccio all’analisi degli impatti ambientali dei prodotti che rileva gli impatti dei prodotti/sistemi industriali sull’ambiente durante tutte le fasi del loro ciclo di vita, dalla fase di estrazione e trattamento delle materie prime a quella dello smaltimento dei prodotti a fine vita, ovvero “dalla culla alla tomba”.Gli impatti ambientali associati ad un prodotto, processo o attività, vengono valutati attraverso l’identificazione e la quantificazione dei consumi di materia ed energia, la produzione di rifiuti, le emissioni nell’ambiente, gli effetti ambientali globali associati all’“unità di servizio reso” dal prodotto stesso (unità funzionale).
La valutazione del ciclo di vita è stata standardizzata dalla norma UNI EN ISO 14040 che esprime l’LCA come una «compilazione e valutazione attraverso tutto il ciclo di vita dei flussi in entrata e in uscita, nonché i potenziali impatti ambientali, di un sistema di prodotto».La metodologia dell’LCA é utilizzata nel sistema ecolabel per identificare i parametri ambientali sensibili di un determinato “gruppo di prodotti”.
Per semplificare si può affermare che l’LCA è strutturata come una matrice input-output che, sulle righe, riporta tutti i fattori d’impatto sull’ambiente (quali le emissioni atmosferiche, le materie prime consumate, gli scarichi idrici, i rifiuti prodotti ecc.) e, sulle colonne, riporta tutte le fasi e sottofasi (estrazione e trasporto delle materie prime, produzione e trasporto dei prodotti intermedi, produzione, trasporto, distribuzione, uso, riuso e smaltimento del prodotto/servizio analizzato) che compongono il ciclo di vita.Ogni cella di questa matrice mostra il contributo delle singole fasi alla formazione di un dato fattore d’impatto ambientale. In questo modo si evidenziano i “punti deboli” (le fasi con maggiore impatto) e i “punti forti”, da un punto di vista ambientale, del ciclo di vita.
Adottando la ripartizione dello standard ISO 14040 l’LCA può essere ripartito in: a) definizione degli obiettivi (goal definition and scoping); b) inventario (inventory); c) valutazione degli impatti sull’ambiente (classification and evaluation); d) proposte di miglioramento (improvement).
In generale, semplificando, si può affermare che la valutazione del ciclo di vita può essere utilizzata per:
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stimare l’impatto ambientale complessivo di un prodotto;
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confrontare due prodotti simili dal punto di vista dell’impatto ambientale,
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individuare possibili miglioramenti all’interno di un ciclo produttivo.
Tratto dalle “Linee Guida prodotte dal Gruppo di Lavoro Acquisti Verdi del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane”
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